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Osvaldo Pugliese

Per una volta, cosa non abituale, iniziamo dalla fine o quasi. Per diversi anni, i suoi ammiratori scandiranno alla fine dei suoi concerti: «Al Colon, al colon», lasciando intendere così che la qualità dell’orchestra meritava il palco del più prestigioso teatro lirico dell’Argentina. Questo desiderio si realizzerà nel 1985 sul finire dei suoi 80 anni, coronando un’eccezionale carriera.

Osvaldo Pedro Pugliese è nato il 2 Dicembre 1905 a Villa Crespo a Buenos Aires. Fin dall’età di 9 anni suonava ad orecchio il violino che gli era stato donato dal padre, flautista amatoriale. Si accorse subito che preferiva il pianoforte. Ebbe come professore Vincente Scaramuzza e Pedro Rubionne.

All’età di 15 anni suona nel caffé di quartiere «La cueva del Chancho» presto abbandonato per accompagnare col pianoforte le avventure di Max Linder e Charlie Chaplin sugli shermi muti del cinema di allora. Poi lavora con diversi musicisti tra cui la bandoneonista Paquita Bernado, Enrique Pollet e Pedro Maffia dal 1926 al 1929. Si unisce al violinista Elvino Vardaro per creare un primo sestetto che integrerà progressivamente Alfredo Gobbi e Anibal Troilo. Lascia questo gruppo per unirsi all’orchestra di Alfredo Gobbi, poi quelle di Roberto Firpo e Miguel Calo.

È nel 1939 che crea definitivamente la sua orchestra che fin dall’inizio funziona come una cooperativa, basata sulla condivisione dei guadagni. Da allora possiamo affermare, senza dubbio, che c’è un prima ed un dopo l’orchestrazione-tango; la stessa cosa possiamo dire per la scrittura della musica con la creazione nel 1925 del suo primo tango, «Recuerdo», suonato ancora oggi. Ma il segno della sua assoluta modernità è che, in occasione di un concerto all’ABC, viene immediatamente colpito da Pedro Laurenz, e che corre a portarlo da Julio de Caro che lo registra con Laurenz come primo bandoneonista.

Questa registrazione ha un valore storico poiché Pugliese, per via, tra le altre cose, del suo impegno politico nella direzione del partito comunista argentino, si vedrà vietare l’accesso agli studi fino al 1943, data della prima registrazione conosciuta di «Recuerdo» diretta da lui stesso. Non c’è dubbio che la registrazione di De Caro sia stata fedele al suo creatore. Lasciamogli la parola: «Recuerdo ha aperto una nuova via al tango. Perché offriva uno svolgimento imprevisto della linea melodica, una concezione moderna delle strutture armoniche, del colore dei suoni, dei cambiamenti di tono, degli arpeggi, della variazione».

Questa nuova estetica s’inscrive in quella dei rinnovatori del tango che sono, a quel tempo, Juan-Carlos Cobian, Augustin Bardi, Enrique Delfino, Julio de Caro. Pugliese dichiarerà: «Vengo dalla scuola di Julio e Francisco de Caro, da quella di Pedro Maffia e Pedro Laurenz. Affiancandoli ho fatto mio uno stile fondato sull’adattamento e l’incorporazione delle forme musicali rispondenti al tango. Il mio stile è l’eredità culturale di questi creatori. Il mio modo di suonare somiglia molto a quella di Francisco de Caro, creatore sublime di una ricchezza musicale ineguagliata. Insisto nel dire che il mio repertorio è il frutto di questa radice originale. Mi sono basato su questo repertorio sin da quando ho iniziato, verso il 1939. Non possiamo trascurare il movimento diretto da Julio de Caro e che ha dato al tango degli arrangiamenti ed una musicalità ben definiti».

Il suo talento d’innovatore si conferma nel 1946 con la creazione di «La yumba», onomatopea che significa per lui che il tango si suona così: «yum … ba, yum … ba»; una sorta di affanno profondo che, portato dai bandoneon, solleva l’insieme dell’orchestra in un movimento di grande ampiezza talmente è enorme l’ispirazione contenuta e rilasciata con forza. Lui va più lontano nel legame organico che propone tra la melodia ed il ritmo che va già oltre l’idea della dansa per entrare in quella del concerto. È evidente l’influenza dei primi Astor Piazzolla e Horacio Salgan.

Compone «Adios Bardi» in omaggio ad Augustin Bardi, La Beba, per sua figlia, El Encopao, Malandraca, Negracha, Corazoneando. Alcuni dicevano che «quando andavamo a vedere Pugliese, entravamo per dansare, poi invece ci sedevamo per ascoltare».

Tracciare il suo percorso vuol dire riconoscere che la sua storia individuale è fortemente legata alle sue creazioni ed alla sua rappresentazione della società e, più precisamente, quella della sua orchestra. Se è evidente che lui ne è il cuore, non ha eguali nel trovare i musicisti migliori, essi stessi trascesi dalla storia collettiva dell’orchestra come lo è anche Pugliese. Molti di loro l’accompagneranno per una trentina d’anni, come Osvaldo Ruggiero, il primo bandoneon. Quest’ultimo occupa un posto a parte nell’orchestra per la sua forte presenza e la sua partecipazione agli arrangiamenti, anche se sempre supervisionato dal Maestro. Scrive «Bordoneo y 900», «Yunta de oro», «A mis companeros». Il violinista Oscar Herrero scrive «Nochero Soy» e «Quejumbroso», il violinista Esteban Gilardi scrive «Que pinteruta», il violinista Emilio Barcace, ultimo ancora vivente di quest’epoca, ha composto tra le molte altre «La bordona».

Nominiamo i bandoneonisti: Enrique Alessio, Antonio Roscini, Luis Bonnat, Jorge Caldara, Oscar Castagnaro; i violinsti: Julio Carrasco, Enrique Camerano, primo violino e Jaime Tursky, il contrabbassista, Anicet Rossi. Abbiamo nominato tutti questi musicisti del periodo 39-68 perché Pugliese incoraggiava ed aiutava i suoi musicisti a creare e fondare la loro propria orchestra se lo desideravano. È ammirevole, per non dire unico, che un numero importante di composizioni, peraltro non tra le minori, provenga da musicisti di un’orchestra. Quando l’orchestra subirà dei profondi cambiamenti alla fine degli anni 60, ne entreranno a far parte musicisti come Juan Jose Mosalini, Daniel Binelli, Rodolfo Medeiros e Roberto Alvares, il fondatore dell’orchestra «Color tango». Lui è, come dire, l’intelligenza musicale del Maestro.

Bisogna anche dare spazio ai cantanti che faranno parte di quest’avventura, ad iniziare da Roberto Channel, alla voce calda del Compadrito con il quale l’orchestra acquista una personalità diversa, bisogna ascoltare la sua interpretazione di «Farol»; poi Alberto Moran dalla voce tremolante che piange e vi fa piangere quando canta «Pasonial»; Enrique Maciel dalla voce lirica su «El panuelito»; Miguel Montero dalla voce potente su «Acquaforte», come quella di Jorge Vidal sulla milonga indiavolata «Un baile a beneficio»; la voce impertinente di Alfredo Belusi, fino al raggiungimento di questa tradizione di potenza con Abel Cordoba. Ma bisogna assolutamente ascoltare Adrian Guida, ancora giovane cantante nel 1985, interpretare «Contame una historia». La finezza di questo cantante, che bisogna guardare per poter apprezzare i suoi doni di tragediante, indicava quindi, ed ancora una volta, la sensibilità di Pugliese capace di rinnovamento alla fine della sua vita integrando un cantante dalla voce leggermente diversa dagli altri. Potete ascoltarlo nel più favoloso album di tango del ventesimo secolo che è la registrazione live nel 1989 al Royal Théâtre Carré di Amsterdam in cui Pugliese suona con Astor Piazzolla una versione della Yumba che per magia si trasforma in «Adios Nonino». Questa registrazione, come quella del teatro Colon nel 1985, ci conduce lentamente all’apice del suo talento. Il finezza e la potenza contenuta nei pezzi suonati sono resi drammatici dal loro rallentamento di esecuzione e l’esasperazione dei silenzi spinti al limite della rottura, di cui la versione del valzer «Desde el alma» ne è l’esempio.

Il Maestro raggiunge dunque l’età di 85 anni, l’interpretazione di «Recuerdo» non sarà mai più modificata e resta un testamento universale in cui ogni innamorato, non di tango, ma della musica, può estrarre la nota ed il silenzio che preferisce. La sua seconda moglie Lydia diceva recentemente: «Era un uomo buono, fedele ai suoi principi, amava la libertà e la pace». Si spegne, fisicamente, il 25 Luglio 1995.

Traduction : Fabio Leoni
Relecture : Laura Mattiucci